Lettamente lettamente
s’è svegliato dal lettargo
l’Enricuccio presidente
e ci prova a farsi largo.
Non è certo un saltimbanco
ma ha da far la piroletta
per scappare via dal branco
che vuol farsene polpetta.
Dice, dice e dice ancora,
butta lì paraboletta:
per uscir da morta gora
cita Nemo (che burletta!).
Qual gentile farfalletta
si esibisce alla tivvù
e alla fine fa colletta
perché soldi ce n’è più.
Non allatta e manco alletta
con quel viso da diporto:
pare un cencio a una molletta
steso al sole appena sorto.
Il suo eloquio non diletta,
assopisce anche lo spread.
Per le ferie ha una ricetta:
niente breakfast, solo bed.
Lieve come donzelletta
spunta col calar del sole:
neanche luna, ma lunetta
smorza l’urlo nelle gole.
S’è tosato a scodelletta
per nasconder la pelata
e completa la toiletta
con lo spirto di patata.
Per far sport va in bicicletta
ma pedala un poco stinco.
Sguazza dentro una caletta
con l’aplomb da ornitorinco.
Il Paese sta in bolletta,
non si può aumentar le tasse?
Lascia il compito a Brunetta
d’invocarle ancor più basse.
Se cammina non sculetta
altrimenti alle fanciulle
come zucchero in zolletta
tosto il ciclo gli si annulla.
Le auto blu con la paletta
ha bloccato in un cantone.
Tanto lui usa l’Alf-etta
per guidare la Nazione.
Jena Gamuna

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