Satira dissidente.
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mercoledì 19 giugno 2013
venerdì 19 ottobre 2012
lunedì 24 settembre 2012
giovedì 26 luglio 2012
lunedì 16 luglio 2012
Berlusconi ci spiega il nuovo simbolo
Il simbolo (un aquilone stilizzato, ma alcuni dicono un assorbente, altri invece una patonza) c'è già, il nome del fantomatico nuovo partito non ancora. In ogni caso, Berlusconi istruisce due giovani militanti sul nuovo simbolo, fornendoci un'inedita interpretazione dello stesso.
lunedì 9 luglio 2012
giovedì 14 giugno 2012
martedì 1 maggio 2012
martedì 13 marzo 2012
venerdì 11 novembre 2011
lunedì 25 luglio 2011
Lele, Fede ed Io
Oltre alle poesie in latino, GMG ci coglie di sorpresa anche nelle poesie satiriche in italiano. Il tormentone di Emilio Fede, Lele Mora, Ruby e Nicole Minetti ci terrà compagnia ancora per un bel po' di tempo, almeno fino alla fine del processo che li vede coinvolti per favoreggiamento alla prostituzione.
sabato 7 maggio 2011
mercoledì 2 marzo 2011
La Canzone di Nicole Bella (Omaggio alla Minetti e a De Andrè)
LA CANZONE DI NICOLE BELLA
Questa di Nicole bella è la storia vera
che si recò in Questura quella sera
ma Silvio con la sua grande cappella
mise nei guai sia lei che Maristella.
Dicendole “ti affido una minore”,
voleva dirle “portala ad Arcòre”
che Fede e Lele Mora con la scorta
eran già pronti e chini alla sua porta.
Tinto e ritinto d'unto il suo capello
di vergin sangue rosso il suo fringuello
tu lo mungesti con molta attenzione
come l'investitor segue l' azione
C'erano Letta e Fede, non pivelli,
e Ruby lucidava i suoi gioielli,
c'erano deputati sfatti e stanchi,
lui disse: “il viagra, prima che mi sfianchi”
Furono bunga,furono sorrisi (e canzoni TV)
poi furono sol giudiziari avvisi
che videro la pagine più belle
degli album d'intercettator di celle.
Dicono poi che tu non dichiaravi
alla CNN ciò che davi
e ciò che lui ti dava tu negavi
e lui che sempre amò la mano morta
dovette farla a Vespa a Porta a Porta
Questa è la tua canzone Nicole Bella
che sei rimasta in giunta, mica in cella
e adesso prendi diecimila rose
perchè sei consigliera, e fai le pose
e come in tutte le italiche cose,
pagò il contribuente la tua dose.
SM
Questa di Nicole bella è la storia vera
che si recò in Questura quella sera
ma Silvio con la sua grande cappella
mise nei guai sia lei che Maristella.
Dicendole “ti affido una minore”,
voleva dirle “portala ad Arcòre”
che Fede e Lele Mora con la scorta
eran già pronti e chini alla sua porta.
Tinto e ritinto d'unto il suo capello
di vergin sangue rosso il suo fringuello
tu lo mungesti con molta attenzione
come l'investitor segue l' azione
C'erano Letta e Fede, non pivelli,
e Ruby lucidava i suoi gioielli,
c'erano deputati sfatti e stanchi,
lui disse: “il viagra, prima che mi sfianchi”
Furono bunga,furono sorrisi (e canzoni TV)
poi furono sol giudiziari avvisi
che videro la pagine più belle
degli album d'intercettator di celle.
Dicono poi che tu non dichiaravi
alla CNN ciò che davi
e ciò che lui ti dava tu negavi
e lui che sempre amò la mano morta
dovette farla a Vespa a Porta a Porta
Questa è la tua canzone Nicole Bella
che sei rimasta in giunta, mica in cella
e adesso prendi diecimila rose
perchè sei consigliera, e fai le pose
e come in tutte le italiche cose,
pagò il contribuente la tua dose.
SM
mercoledì 16 febbraio 2011
A Nicole Minetti, Monna di Scambio
Vi presentiamo questa poesia satirica ispirata da una delle foto vignette satiriche del nostro stesso sito. Con mentalità di autoproduzione, i satiri de Il peggio si ispirano a vicenda.
Peggio Vignette: Il Favoloso mondo di Nicole n.1
Le vignette satiriche de Il Peggio portano alla luce gli aspetti più flaccidi della politica italiana.venerdì 11 febbraio 2011
Peggio Poesie. DE BELLO PHALLICO, cap LXIX
DE BELLO PHALLICO, cap. LXIX
Papi Silvio Berluscone
è davanti al Rubycone:
“tratto è il dado”, dice Fede,
da' le carte, mischia e vede.
“Sei e sei mi dà diciotto,
io del resto me ne fotto”,
dice Papi Berluscone
alla sua televisione.
“Sei più sei sessantanove:
su, Minetti, fai le prove!”
suggerisce Capezzone
con la voce del padrone.
“Sei con sei fa mediasette,
metti in mostra le tue tette!”
strilla arzillo Signorini
dal giornal degli indovini.
“Qui succede un quarantotto!”,
dice Sandro, ch'è il più dotto,
“senza scopi, senza fini,
non saremo mai più primi!”
“Senza Fini, sì magari,
però scopi, senza eguali!”
controbatte il fiero Papi
pria che Ruby l'egiziana
si sollevi la sottana
ridestando l'attenzione
dell'intera sua legione.
S'odon voci, spuntan cori,
si riscaldano gli umori:
-“Qui si passa o non si passa?”
-“Date a me quella vaiassa!”
-”Ti carfagnerei per ore!”
-”Io ti briffo nel mio cuore!”
In quel mentre timma il fono,
tre tre cinque è quello buono:
“O soldati dell'amore,
l'altra sponda è un disonore!
Libertà per ogni pene,
questo è ciò che ci conviene!”.
Poi si alza sull'arcione,
ed emette un pernacchione:
è il programma di governo
attuato dall'interno.
Detto fatto, la legione
guada tosto il Rubycone
ma la nebbia cispadana
rende la visione arcana.
Nella foga dell'azione
muore un vecchio centurione;
è Cicchitto, il veterano:
rende l'anima dall'ano.
Per varcare indenni il fiume
est necesse un grande acume:
con il genio di Tremonti
già si getttano due ponti.
Ma di banche, e di Verdini:
han più buchi dei colini.
Primo annega chi non tocca,
a Brunetta il cul rabbocca.
La Brambilla, nave scuola,
s'offre lei di far la spola:
aggrappato alla sua tetta,
così naviga il Brunetta.
Ma la lista della spesa
gli fa perdere la presa,
mentre grida in mezzo ai flutti
“Siete fannulloni, tutti!”.
Al suo corpo galleggiante
pur s'avvinghia qualche fante:
rende in morte più che in vita,
da pallone salvavita.
Vanno a fondo Capezzone,
Calearo e Scilipone;
Stracquadanio già è spirato
dopo aver tanto leccato.
Riesce infine la legione
a passare il Rubycone:
“Al senato, dannazione!”
grida Papi Berluscone.
Bossi, Cota e Calderoli
poi rimestano i paioli:
la polenta a tutti quanti
dà una forza da giganti.
Per sei giorni Berluscone
scorribanda la nazione:
dalla Puglia Vendoliana
in un'altra settimana
giunge a Roma, invitto e duce
e il suo sguardo si fa truce.
Dopo la ferita inferta
la Repubblica è deserta:
non c'è più l'opposizione,
che sinistra dimensione.
Sol rimane un vecchio strano
che con l'orinale in mano
scruta aruspice il prodotto
che da sopra giunge sotto.
...........................................
O lettore mio sodale,
lascio a te porre il finale:
attenzione, non sbagliare,
se tu ancor vorrai votare.
SM
martedì 1 febbraio 2011
Il volto della Seconda Repubblica
Come in tutti i grandi momenti intellettuali e culturali, la Zecca dello Stato si propone di forgiare un nuovo conio. Rispetto alla precedente 100 lire, cambia il modello, più al passo coi tempi. Il ramoscello d'ulivo (o di quercia) c'è sempre, ma cambiano gli ideali. Soldi, Sesso, Potere. Per quanto riguarda l'altro lato della moneta, la Zecca accetta ancora suggerimenti. Tra le varie proposte, molto quotate risultano il dito medio e un culo generico. [asp]
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