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giovedì 4 luglio 2013

Per una Trota laureata, poesia

Bossi: da 300mila doppiette a 230mila euro. 





















La famiglia viene messa al primo posto
dalle genti adoratrici del dio Po’:
le civette fan l’amore sul comò,
i padani solamente di nascosto.

La cultura vi fermenta come il mosto,
gli ignoranti son bersaglio di sfottò.
Si sculacciano i bambini sul popò
perché prendan voti alti ad ogni costo.

Voi capite, no? che un Padre Fondatore
deve avere un figlio almeno laureato.
E pazienza se non nasce dalla Mauro.

Per l’Umberto i figli sono piezz’ ‘e core:
con i soldi del Partito ha comperato
una laurea per l’ottuso Trotasauro.

Ha dovuto fare un po’ di Economia
Aziendale, con il bankomat leghista,
ampiamente motivato a pie’ di lista.
Non Tirano ma Tirana in Albania

ha fornito, imparziale, la giuria
che il bagaglio culturale del ballista
giudicò a un livello almeno da cubista,
sufficiente a governar la Lombardia.

Renzo il genio l’ha sudata un anno intero
questa laurea, pure a Londra, sul Tamigi.
In totale fan duecentotrentamila

che il Carroccio ha foraggiato per intero.
La Cultura, cari miei, sa far prodigi:
con un bankomat la scimmia ti depila!

Jena Gamuna

giovedì 12 gennaio 2012

Kinder Trota: per una padana e robusta costituzione

Autarchia padana: dopo la moneta e il parlamento, la Lega pensa alla cosa che le è sempre stata più a cuore: il proprio nutrimento. (Lourid)

giovedì 22 settembre 2011

Diario del Trota


Penetriamo quegli infimi pertugi che il potere ci lascia, scrutiamo nei più intimi pensieri dei potenti d’Italia: ecco una pagina del diario del meritevole figliolo di Umberto Bossi, Renzo (detto “il Trota”), pervenutaci dietro pagamento in natura (contrappasso perfetto per il nostro caro Renzo).

Il diario del Trota



Caro Diario, 
immagino che tu sia non poco stupito di raccogliere queste mie confidenze, e del resto non è certo roba di tutti i giorni, questa: ma – vedi - sono costretto in un letto d’ospedale e non ho proprio nient’altro di meglio da fare. Già, in un letto d’ospedale: ieri ho bevuto l’ampolla di acqua del Po durante un momento di distrazione del mio babbo. Sai, credevo fosse una confezione speciale della famosa birra padana, quella ottenuta aggiungendo al solito luppolo una selezione della secrezione (questa parola non so quando l’ho imparata, sarà stato in una mia precedente vita da culattone) ascellare di Borghezio . Non l’avessi mai fatto: era veramente acqua del Po, quel maledetto colore giallino m’aveva ingannato; anche se per un momento il dubbio che si trattasse di un campione di urine del mio babbo m’era venuto, e del resto una volta a casa m’era già capitato di berne uno, e sento ancora sul collo gli scapaccioni che mi diede quella volta. Ma questa volta è stato molto peggio, mi sono beccato addirittura una brutta intossicazione, mi fa tanto male la pancia, e sebbene la cosa mi costi un’immensa fatica (ma, capirai, è sempre così per me) ho deciso di prendere carta e penna (non dovrebbe mancare niente) e mettermi a scrivere. Devo dire che qui non si capisce più un bel niente, cos’è tutto questo casino attorno a Berlusconi ultimamente? Ho chiesto lumi a mio padre a riguardo, e lui, disponibile gentile come suo solito,m’ha risposto con il dito medio, per poi dirmi qualcosa che ho subito capito (sapete, sono il miglior traduttore dell’umbertobossese sulla faccia di questo pianeta) ma proprio perché il traduttore sono io, non ho poi capito granché, in verità. Boh. Il mio pidgin italiano-renzobossese-varesotto-gutturale è alle volte un mistero affascinante anche per me, oltre che per i naturalisti. Quello che però ho di sicuro capito dal discorso di oggi del mio babbo a Venezia è che qui a essere in pericolo sarebbe il plua … plua … pluralismo politico, ecco qui, non mi veniva il termine tecnico: si vede che sto studiando però, eh? Ho deciso di mettermi a studiare perché voglio essere un punto di riferimento per i giovani d’oggi, perché prima o poi dovremo prenderlo il posto dei vecchietti come Berlusconi. Ho capito che Silvio non vuole andare a Napoli: forse proprio perché è un vecchietto e, smemorato, non ricorda come arrivarci? Io lo aiuterei, se solo sapessi dov’è questa città di cui parlano tanto quei maledetti giornalisti che il mio babbo con troppa educazione definisce stronzi: ma, sapete, non posso saperlo, è nel programma CEPU del prossimo semestre. E del resto, non c’è fretta di impararlo, perché la gatta frettolosa fa i figli ciechi, mi ripete sempre il mio babbo, e mi chiedo perché dica così. Ma ancora più spesso commenta questo saggio proverbio aggiungendo che per lui sarebbe stato meglio diventare cieco a forza di pugnette che diventare padre, ma credo che il suo sia solo un rimpianto per aver perduto l’uso pieno della mano sinistra, che aveva un nome esotico, credo si chiami Manola, se ho ben capito il mio babbo. Ma il mio babbo può andare orgoglioso di me, dalla settimana prossima sarò testimonial della CEI per incoraggiare i fedeli all’uso dei contraccettivi: non so perché abbiano pensato a me, non penso di meritarmi questo onore dai rappresentanti di Dio sulla terra, ma comunque vado molto orgoglioso di tutto ciò. Peraltro, orgoglioso lo sono a buona ragione. Ti rivelerò un piccolo segreto: ho saputo che il mio nome in codice per i servizi segreti è “Il Genio”. Ed io che, molto modestamente, pensavo solo di essere il meritevole figliolo di Umberto Bossi!

Lourid

martedì 30 agosto 2011

Il Futuro che ci aspetta, poesia

Il Peggio poeta Archiloco manifesta le sue preoccupazioni, totalmente condivise dagli altri membri del blog, riguardo a questo periodo. Il momento è difficile ma non è solo la situazione economica a preoccupare, ma tutta la sfilza di gentaglia per un certo verso "creata" dall'era Berlusconi. Più che una poesia satirica, una poesia malinconica. Si stava meglio con Craxi e Moana Pozzi. Si fa riferimento anche a Renzi, sintomo della seria malattia venereo-berlusconiana insita anche nello stesso PD.[asp]
poesia, il futuro che ci aspetta

mercoledì 29 giugno 2011

Gli anni del Rock?

Lo so, non fa ridere. Però fa riflettere. Macché, neanche...ok chiudi la pagina.
Umberto Bossi all'età di Renzo era una sorta di musicista, dal nome d'arte alquanto particolare: Donato. Non so per quale logica, ho voluto contrapporre alla foto di Donato quella di Renzo all'età di Umberto. [asp]