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giovedì 15 agosto 2013

Berlusconiani contro giudice di cassazione: Nuove possibilità di lavoro per giovani napoletani





Se Berlusconi riuscirà a far sì che qualche tribunale amministrativo, corte europea o commissione disciplinare si interessi alla presunta faziosità del Presidente della Corte di Cassazione che lo ha condannato per evasione fiscale, il cardine dell'inchiesta sarà costituito dalla registrazione della conversazione fra il giudice e il giornalista, ma questa telefonata è parlata in dialetto napoletano; quindi, per essere ammessa agli atti di un processo dovrà essere trascritta e tradotta in italiano, ma come si fa a scrivere il napoletano? E chi lo traduce? In tribunale sono ammessi soltanto i traduttori certificati e al momento non esistono traduttori di napoletano.
Ecco allora che si aprono grandi prospettive di lavoro: bisognerà scrivere la grammatica e la sintassi del napoletano e bisognerà fondare una scuola, fors'anche una facoltà che licenzi i traduttori certificati di italiano napoletano.
Ancora una volta è Berlusconi che dà lavoro ai giovani!
[GMG]

mercoledì 13 marzo 2013

PALINODIA (atto primo) - Parabole a 5 Stelle

In quel tempo Gesù di Nazareth camminava lungo la strada principale di Gerusalemme. Vide un cieco che non ricambiò lo sguardo per motivi che non sto qui a dire. E Gesù gli disse: "Ciao, cieco, cosa posso fare per te?"
E il cieco: "Lo Stato non si occupa di me! Non mi sostiene con assegni di invalidità e mi fa pagar le tasse."
E Gesù: "La colpa è di Roma e dei Farisei. Essi fingono di contrapporsi al Sinedrio, ma in realtà sono d'accordo tra loro; e chi ci va di mezzo? La povera gente! Ma io ti aiuterò!"
E il cieco: "Cosa devo fare?"
E Gesù: "Vai, vendi quello che hai e dallo ai poveri."
E il cieco: "Ma io non ho niente!"
E Gesù: "Ah! Va bene, questa me la gioco un'altra volta! ehm ... allora seguimi e prometti di impegnarti in prima persona per migliorare il mondo! Adesso dimmi quello che vorresti fare per la comunità."
E il cieco: "Non so, ma mi piacerebbe tanto che nessuno soffrisse quello che ho sofferto io."
E Gesù: "E sia! Nel mio Governo tu sarai il Ministro della Sanità."


Archiloco

giovedì 21 febbraio 2013

Il VERO Curriculum di Oscar Giannino

Oscar Fulvio Giannino
Riceviamo e volentieri pubblichiamo il vero curriculum di Oscar Giannino che gentilmente ci ha dato l'esclusiva per la pubblicazione.


Oscar Fulvio Giannino nasce a Babilonia nell'anno 3298 a.C; dopo aver conseguito una laurea in Astronomia e Geometria contribuisce a scrivere il Codice di Hammurabi con il sovrano babilonese.
Circa due millenni più tardi si trasferisce ad Atene dove istruisce uno stato democratico e crea l'Accademia di Platone. Qui consegue una laurea in scienze politiche, una in filosofia ed un Master in "Esportazione della democrazia in assenza di armi di lunga gittata".
Fino al 475 d.C. è consulente di tutti gli imperatori romani. Non è un caso che, abbandonata Roma per raggiungere Costantinopoli e scrivere il Codice di Giustiniano, l'impero d'occidente cada esattamente l'anno successivo.
Intorno all'800 d.C. troviamo Giannino presso Aquisgrana come insegnante di Carlo Magno. Rifiuta la corona di Imperatore del Sacro Romano Impero per cederla al suo pupillo. Quattro secoli più tardi fonda la Scuola Poetica siciliana e, trasferitosi a Firenze, corregge le bozze della Commedia di Dante. Sempre a Firenze, ma sotto il falso nome di Lorenzo, avvia una serie di riforme in campo legislativo e di migliorie architetturali e artistiche. Gli storici avrebbero chiamato quel momento: Rinascimento.
Nel 1492 inscena la sua morte e si imbarca clandestinamente sulle navi di Colombo. In gran segreto corregge le rotte del navigatore. Raggiunte le Americhe fonda Chicago, presso la cui università frequenta più di un Master.
Tra il 1600 ed il 1800 si dedica alla filosofia politica e vive tra Francia e Inghilterra. Scrive alcune importanti opere sotto lo pseudonimo di T. Hobbes, J. Locke e J. Rousseau.
Il secolo XIX lo vede impegnato in uno studio "matto e disperatissimo" che lo porta a conseguire sei lauree in discipline varie nel settore dell' economia gestionale e dell' economia aziendale.
Nella prima metà del 1900 è attivo a vario titolo negli Stati Uniti. Qui viene assunto dai genitori di Ford e di Keynes, presso cui lavora come insegnante privato.
Dagli anni '80 ad oggi vive e lavora in Italia cercando di fare maggiore esperienza.
Il suo motto è: io so di non sapere. Il suo piatto preferito è la pizza. Ma ciò che più adora è vestirsi strano.

(Archiloco)

sabato 25 agosto 2012

La parabola di Bersani


Nel tempo in cui il Nazareno inaugurava la sua tournée italiana, un giovine uomo politico gli si avvicinò e gli disse: 
- Ohhh, ma questi 12 che stan sempre insieme a te ... ma le pagan le tasse?
- Certo, rispose il maestro, poichè è scritto: date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio (e a me quello che è mio).
- Sì ma Cesare deve andare a casa entro la primavera prossima! Che ne pensi tu? Hai interessi politici o sei un qualunquista?
- Io credo in me stesso.
- Allora sei un grillino! O sei forse Grillo travestito?
Disse allora Gesù: - ma tu, invece, chi sei?
- Io sono Bersani.
- Ah, sei tu?
- Mi conosci?
- Certo, tu ci devi 5000 anni di diritti d'autore. Sono circa 2000 miliardi di euro (calcoli della Fornero). Se non paghi ti denunciamo per plagio.
- Ma di che? Scusa?
- Il pezzo: Giudizi universali. Bella canzone, ma il titolo non va bene.
- Ohhhh, io son Bersani Pierluigi, segretario del PD, quello è Samuele, un cantante.
- Ah - disse il maestro - allora non servi a niente. Vai pure, figliolo.

lunedì 23 luglio 2012

Elsa e la pensione Supposta

Il governo italiano, nella sua infinita magnanimità, offre agli esodati ben tre possibilità di ricevere la pensione:

1)POCHI, MALEDETTI MA SUBITO E' una soluzione giudicata poco lungimirante dai più illustri fiscal counselors di destra e di sinistra (essendo questa completamente aggiogata ai capricci dell'Eurozona) ma sulla quale si pensa si butterà la marmaglia avida e stracciona.

2)LA PENSIONE METAFORICA La pensione metaforica, come dice il nome, viene costruita per metà con titoli di credito dell'Eurozona e per metà con titoli di credito forici, ovvero esterni all'Eurozona . Questa soluzione gode del favore di una parte degli economisti mentre non fa godere l'altra parte. Ancor meno gode il lavoratore, che a 67 anni vorrebbe incassare la metà forica.

3)LA PENSIONE SUPPOSTA La pensione supposta gode del favore di (e soprattutto, fa godere ) economisti conservatori e progressisti, perché completamente svincolata dalle oscillazioni dell'Eurozona. Allo scoccare dei 67 anni (ma anche prima volendo, su questa supposizione ex marxisti e liberisti concordano) la pensione viene supposta, soltanto supposta ed è in questa supposizione che si esplica tutto il beneficio di questo incredibile strumento finanziario.


Italiani, a voi la scelta !

                                                                                                                                 
                                                                                                                                                   GMG

domenica 17 giugno 2012

Elezioni in Grecia



Platone promette questo e quello, Aristotele invita i Greci a restare con i piedi per terra. Protagora aizza la folla con ragionamenti contorti; Eraclito è, invece, incomprensibile. Diogene sostiene che la Grecia non può farcela (e che comunque a lui non interessa nulla). Omero promette battaglia e minaccia i figli di Troia.
Sofocle propone ai connazionali di fottere mamma Merkel, cornificare Papà Draghi e accecarsi successivamente con un collirio della Bayer. Che dracma: non si ride, si risa.
Sempre Pitagora spiega ai Greci la dottrina della Merkelpsicosi: quando un tedesco muore si reincarna automaticamente in un europeo; quando muore un greco non gli é permesso reincarnarsi in un europeo finché non ha pagato tutti i debiti delle vite precedenti. Chi vota Syriza pensando di fare il furbo si reincarna in un wurstel dell'Oktoberfest.


                                Archiloco - S.M. 

sabato 3 marzo 2012

PROSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA - parte 1

Satira sulla Repubblica.


Art.1
L'Italia è una Repubblica tecnocratica, fondata sullo spread.
La sovranità appartiene al parlamento, eletto dai partiti supportati dal popolo che crede a ciò che dicono i politici. Tale sovranità viene esercitata quando si è amici di politici, nelle forme e nei limiti decisi dagli stessi.
Art.2
La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell'uomo, ma fa finta di non conoscerli e va via senza salutare. Al contrario, alla Repubblica piace fare comunella con i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Doveri, sia chiaro, dei soli cittadini non eletti.
Art.3
Tutti i cittadini avrebbero pari dignità sociale e sarebbero eguali davanti alla legge, se non vi fossero distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine sociale a manganellate e con gli idranti. Ostacoli che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo del black bloc e l'effettiva partecipazione di tutti i violenti all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art.4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto alla disoccupazione e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della P2.

CONTINUA QUI
andreaseperso

lunedì 7 novembre 2011

SILVIO'S HOWL (L'URLO DI SILVIO) (feat. Allen Ginsberg)

SILVIO'S HOWL (L'URLO DI SILVIO) 


Ho visto i migliori elementi della mia legislatura distrutti dalla follia,
morir di fame perché tutti i ristoranti erano pieni,
trascinandosi per i corridoi vuoti di Montecitorio in cerca di un incarico da sottosegretario,
peones dalla testa di Scilipoti bruciare per l'antica connessione al macchinario celeste delle ripartizioni dei posti e degli incarichi, che la scarsità di voti per la fiducia al maxiemendamento
innalzò al rango di oggetti del desiderio nella sovrannaturale oscurità di Palazzo Grazioli,
galleggiando oltre le guglie spoglie della Milano da bere contemplando musica d'Apicellla,
che mostrarono le loro teste altrettanto spoglie di cervelli alla BCE, e videro gli angeli di Draghi barcollare sui listini tra gli spreads,
che attraversarono la Cepu con occhi di trota lessa, allucinando la Basilicata e la tragedia delle Maserati di La Russa in mezzo agli interpreti disperati delle sue conferenze in inglese,
che furono espulsi dall'ordine dei medici per pubblicare libri osceni sull'omeopatico governo dei responsabili,
che si rannicchiarono su scranni non garantiti da liste chiuse,
bruciando 22 miliardi di euro in una seduta ed ascoltando il Terrore della mancata rielezione,
che furono sputati nelle loro urne fiduciose ed urinanti, tornando con una cintura di marijuana da Arcore,
che mangiarono per cinque euro al buffet di Montecitorio perché tutti i ristoranti erano pieni, o bevvero il proprio piscio digiunando a Radical Valley, la morte, o purgarono le loro panze elefantiache fiducia dopo fiducia, 
con segnali di apertura all'opposizione, droghe fornite da Tarantini, cazzo e palle mosce per mancanza di Viagra (unico segno tangibile della crisi),
incomparabili convergenze parallele saltando verso i poli di Barcellona Pozzo di Goito (Sicily) ed Arcore (Padany) illuminando il sindaco di Firenze nel Frattempo,
solidità di 315 deputati diventati 300 giovani e forti – 301 con Renzi - albe padane da festa della zucca toccandosi i Maroni, ubriachezza da champagne del Millionaire sul bidé della Santanché, quartiere dell'Olgettina con semafori lampeggianti alla cocaina e l'auto della Minetti rubata da uno sfattone, e lei rinchiusa, ma nel suo appartamento perchè non siamo ad Amsterdam, 
vibrazioni di vecchio ulivo rinsecchito e sol dell'avvenire fattosi luna nei gracchianti crepuscoli invernali di Via Botteghe oscure, castronerie da Bersani e ragazzate Renziane,
che si incatenarono alla sedia da Ministro per la corsa infinita dalla lista chiusa al sacro vitalizio,
fatti di cocaina finché il ballo di san Lavitola e Tarantini li faceva cadere, le bocche ancora aperte non sia mai che si possa ancora sbafare qualcosa, nella declinante luce dello Zoo di Montecitorio tra la gabbia di Capezzone e quella di Cicchitto – forse un cetriolo dimenticato lì dalla Brambilla -
che affondarono tutta la notte nella luce sottomarina del Billionaire, e sedettero tutto il pomeriggio di tramezzini stantii nella desolazione di Palazzo Madama, ascoltando lo scricchiolio delle elezioni anticipate dall' I-PHONE ALL'IDROGENO.


S.M. - Allen Ginsberg

giovedì 22 settembre 2011

Diario del Trota


Penetriamo quegli infimi pertugi che il potere ci lascia, scrutiamo nei più intimi pensieri dei potenti d’Italia: ecco una pagina del diario del meritevole figliolo di Umberto Bossi, Renzo (detto “il Trota”), pervenutaci dietro pagamento in natura (contrappasso perfetto per il nostro caro Renzo).

Il diario del Trota



Caro Diario, 
immagino che tu sia non poco stupito di raccogliere queste mie confidenze, e del resto non è certo roba di tutti i giorni, questa: ma – vedi - sono costretto in un letto d’ospedale e non ho proprio nient’altro di meglio da fare. Già, in un letto d’ospedale: ieri ho bevuto l’ampolla di acqua del Po durante un momento di distrazione del mio babbo. Sai, credevo fosse una confezione speciale della famosa birra padana, quella ottenuta aggiungendo al solito luppolo una selezione della secrezione (questa parola non so quando l’ho imparata, sarà stato in una mia precedente vita da culattone) ascellare di Borghezio . Non l’avessi mai fatto: era veramente acqua del Po, quel maledetto colore giallino m’aveva ingannato; anche se per un momento il dubbio che si trattasse di un campione di urine del mio babbo m’era venuto, e del resto una volta a casa m’era già capitato di berne uno, e sento ancora sul collo gli scapaccioni che mi diede quella volta. Ma questa volta è stato molto peggio, mi sono beccato addirittura una brutta intossicazione, mi fa tanto male la pancia, e sebbene la cosa mi costi un’immensa fatica (ma, capirai, è sempre così per me) ho deciso di prendere carta e penna (non dovrebbe mancare niente) e mettermi a scrivere. Devo dire che qui non si capisce più un bel niente, cos’è tutto questo casino attorno a Berlusconi ultimamente? Ho chiesto lumi a mio padre a riguardo, e lui, disponibile gentile come suo solito,m’ha risposto con il dito medio, per poi dirmi qualcosa che ho subito capito (sapete, sono il miglior traduttore dell’umbertobossese sulla faccia di questo pianeta) ma proprio perché il traduttore sono io, non ho poi capito granché, in verità. Boh. Il mio pidgin italiano-renzobossese-varesotto-gutturale è alle volte un mistero affascinante anche per me, oltre che per i naturalisti. Quello che però ho di sicuro capito dal discorso di oggi del mio babbo a Venezia è che qui a essere in pericolo sarebbe il plua … plua … pluralismo politico, ecco qui, non mi veniva il termine tecnico: si vede che sto studiando però, eh? Ho deciso di mettermi a studiare perché voglio essere un punto di riferimento per i giovani d’oggi, perché prima o poi dovremo prenderlo il posto dei vecchietti come Berlusconi. Ho capito che Silvio non vuole andare a Napoli: forse proprio perché è un vecchietto e, smemorato, non ricorda come arrivarci? Io lo aiuterei, se solo sapessi dov’è questa città di cui parlano tanto quei maledetti giornalisti che il mio babbo con troppa educazione definisce stronzi: ma, sapete, non posso saperlo, è nel programma CEPU del prossimo semestre. E del resto, non c’è fretta di impararlo, perché la gatta frettolosa fa i figli ciechi, mi ripete sempre il mio babbo, e mi chiedo perché dica così. Ma ancora più spesso commenta questo saggio proverbio aggiungendo che per lui sarebbe stato meglio diventare cieco a forza di pugnette che diventare padre, ma credo che il suo sia solo un rimpianto per aver perduto l’uso pieno della mano sinistra, che aveva un nome esotico, credo si chiami Manola, se ho ben capito il mio babbo. Ma il mio babbo può andare orgoglioso di me, dalla settimana prossima sarò testimonial della CEI per incoraggiare i fedeli all’uso dei contraccettivi: non so perché abbiano pensato a me, non penso di meritarmi questo onore dai rappresentanti di Dio sulla terra, ma comunque vado molto orgoglioso di tutto ciò. Peraltro, orgoglioso lo sono a buona ragione. Ti rivelerò un piccolo segreto: ho saputo che il mio nome in codice per i servizi segreti è “Il Genio”. Ed io che, molto modestamente, pensavo solo di essere il meritevole figliolo di Umberto Bossi!

Lourid

mercoledì 14 settembre 2011

Toghe Rosse contro Berlusconi, ecco le prove*

Berlusconi ha sempre detto il vero a proposito dei giudici e dei p.m., le cosiddette toghe rosse. Guardate qua, ad esempio, Ilda Boccassini sfoggia dei capelli rossi e una giacca di ciniglia rossa, comprata a Berlino Est negli anni 70 da un negoziante cinese. In questa foto, è stata sorpresa a complottare sul premier insieme a Gherardo Colombo, che sebbene sia vestito da persona normale, è anch'esso un comunista anti-berlusconiano, pagato dalla sinistra affinché Berlusconi possa perdere credibilità.


In quest'altra foto la Boccassini e il Colombo rileggono alcuni passi del Capitale di Marx. Sebbene sia un testo molto datato, i due hanno fatto esplicita richiesta alla RCS affinché ne ristampasse qualche copia per il Palazzo di Giustizia. Ilda Boccassini è una grande collezionista di Capitali (di Marx): ne possiede 35, tutti autografati dal figlio di Engels.Ogni copia da tribunale è stata vistosamente rilegata a mo' di Codice Civile CEDAM.


A proposito di CEDAM, l'incubo degli studiosi di diritto delle scuole superiori, la famosa casa editrice ha ammesso di essere consocietaria del gruppo Espresso, dimostrando così i forti legami tra la materia del diritto (così come presentata sui libri) e la sinistra. Ecco spiegate tutte le varie leggi ingiuste. Non era colpa del legislatore, ma dei libri didattici. Oltre quelli, sono sbagliati anche molti libri di storia, come giustamente ritiene la ministro Gelmini. 

*potrebbero essere false

Andreaseperso
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lunedì 12 settembre 2011

Berlusconi uomo impegnato: ma quanta pena per trovare un Impegno


BERLUSCONI, UN UOMO IMPEGNATO: 
MA QUANTA PENA PER TROVARE UN IMPEGNO.

Infine, dopo una ricerca lunga e affannosa come il respiro di una diciassettenne, durata lo spazio di una notte lunga e tempestosa come gli ormoni del settantacinquenne che pur sempre è, Berlusconi trovò finalmente quel che tanto ardentemente agognava . Ovviamente, starete già pruriginosamente pensando all’orgasmo . E invece no, niente figa stavolta. Piuttosto, una fuga. Insomma, un modo purchessia pur di non andare a Napoli da quei giudici che volevano sentirlo in merito alla vicenda che vede Lavitola e i coniugi Tarantini accusati di estorsione ai suoi danni: quindi, era cosa perfettamente giusta e comprensibile per Berlusconi non presentarsi. Urgeva però allo scopo un salvifico impegno, infine individuato in alcuni provvidenziali incontri tra Bruxelles e Strasburgo con il presidente del Consiglio UE Van Rompuy e quello della commissione europea Barroso. Ma, come s’è detto, questo non è da considerarsi che come l’esito stentato di un assai lungo percorso di ricerca che ha stremato ed estenuato non tanto il diretto interessato, quanto piuttosto la sua ampia schiera di legali. Qui sotto ne ricostruiremo le tappe, insomma vi riporteremo la lista completa delle balle alla bell’e meglio partorite dal fecondo (ad onta dell’età) Berlusconi, ma subito scartate per un qualche difetto di verosimiglianza dai suoi avvocati, di lui più prudenti. La fonte? Ghedini stesso, in un momento di crisi isterica.


1) Mi sarebbe davvero piaciuto poter venire, ma purtroppo Bossi e Scilipoti m’han tenuto ancora una volta per le palle.
2) Proprio non posso, devo vedermi tutti i film passati al festival di Venezia in lingua originale. 
3) Ho un torneo di scopone scientifico con Tarantini e Lavitola, in località rigorosamente straniera per venire incontro alle esigenze di quest’ultimo.
4) Volevo tanto venire, ma me ne sono come dimenticato. Sarà per la prossima eternità (la mia ovviamente, non la vostra).
5) Non posso più recarmi a Napoli per nessun motivo, Apicella mi ha rovinato la piazza.
6) Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo proprio?
7) Santi Licheri è morto, quindi per me non esiste più la giustizia, almeno su questa terra. Non vengo.
8) Devo andare in tour mondiale con Scilipoti a presentare la di lui fatica letteraria, se ne riparla tra 10 anni, se vi va.
9) Non mi va di venire, punto e basta. Tanto chi cazzo mi dice più nulla?!
10) Un malore improvviso, ma non vi esaltate.
11) Mi piacerebbe tanto esserci, ma ho una cena di beneficenza con i bambini bisognosi (i figli di Tarantini).
12) Non sono granché ispirato in questo periodo e non saprei cosa inventarmi, ritentate e sarete più fortunati.
13) Avete sbagliato persona, non sono mica Diabolik io.
14) Se non sono andato a Bari, dove almeno mi sarei divertito, mi spiegate perché mai dovrei venire a Napoli?
15) Potrei anche venire, se solo Renzo Bossi mi sapesse indicare con esattezza la collocazione geografica della vostra bella città.
16) Secondo l’Oroscopo, quel giorno farei meglio a rimanere chiuso in casa o rischio guai seri. Quindi, nulla da fare.
17) Lavitola m’ha suggerito di restare dove sono.
18) Vengo purché il giudice lo faccia la Minetti, pronta, al momento opportuno, a disfarsi della tonaca.
19) Scusate, ma prediligo il processo di Biscardi. Gusti.
20) A nutrire i Responsabili ci pensate voi, poi?
21) Se me vado per un solo secondo, ad Alfano verrà una crisi isterica. Non sa come fare, senza di me.
22) Mi spiace ma sono proprio fuori. Qualunque cosa questo voglia dire.
23) Ero rimasto senza benzina! Avevo una gomma a terra … Non avevo i soldi per prendere il taxi! La tintoria non m’aveva portato il tight! C’era il funerale di mia madre! Un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette!

Lourid

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lunedì 22 agosto 2011

Tremonti, Scontrino di Dio. Secondo episodio. Espiazione dei Risparmi e Taxi Driver.

Episodio n.2 – Espiazione dei Risparmi e Taxi Driver.

Giulio era nella propria stanza da letto, chiuso a chiave e con il climatizzatore spento, che tuttavia accese quando per un istante pensò all’inferno, quello dantesco, da lui immaginato come un insieme di gironi: evasori, dipendenti pubblici, "scioperai", leghisti, teletubbies e così via.



Nella sua stanza, il suo pollice e il suo indice stringevano un gessetto, che lasciava dietro di sé strani disegni, frasi scomposte. Una di queste diceva “espiazione dei risparmi”. Infatti, successivamente alla sua folgorazione alla Giovanni Lindo Ferretti, egli pensava spesso al troppo risparmio come una sorta di peccato, un attaccamento ai soldi, lo stesso di cui erano ammalati alcuni commercianti, i quali rientravano sempre in una sorta di scenetta che lo stesso Giulio riproponeva spesso davanti allo specchio:

-        - Ma dici a me? E con chi stai pavlando…dici a me! Eh, ci sono solo io qui. Non lo fai…lo scontvino?

Intanto, le particelle di solfato di calcio diidrato*  fluttuavano per la stanza in ordine sparso e del tutto casuale, un po’ come le frasi e gli strani disegni  che Tremonti aveva fatto sulla sua lavagnetta comprata all’IKEA, in cui lo stesso capitava molto frequentemente per via della sua passione per gli scontrini molto lunghi anche per piccoli acquisti. Giulio era solito comprare dei sacchetti di Kottbullar, le polpette svedesi dal retrogusto smontabile.


 di  -Ma dici a me? E sì, se guavdi e mi pavli vuol dive che stai pavlando con me. Non lo fai… lo scontvino?

Sì, Giulio era solito ripetersi più volte e lungo tutto l’arco della giornata. Anche a Montecitorio, mentre i suoi colleghi ministri si arenavano tra i banchi pur di raggiungere la maggioranza nelle votazioni, lui era in bagno che ripeteva la sua scenetta. La ripeteva ogni giorno anche in macchina, tramite uno specchietto rubato a sua moglie Fausta.

Ma torniamo a quella frase. Espiazione dei Risparmi. Una frase inquietante che farebbe rabbrividire sia i rabbini che i risparmiatori neo-nazisti. Tremonti, d’altro canto, ha uno dei redditi imponibili netti più bassi tra tutti i parlamentari, con 39.672€ netti, 176.897€ lordi. In pratica, uno stipendio lordo.

Era proprio questo “lordi”, presente in ogni dove, a spaventare Tremo (il soprannome affibbiatogli da bambino, per distinguerlo dal suo amico immaginario Monti, preferito dai suoi stessi genitori al figlio visibile per via della erre irritante), ad innervosirlo, a pugnare sul muro.

Sulla lavagnetta, vi era una nota a partire dall’angolo in basso a sinistra, poco sopra la figurina Panini di Mourinho. La nota diceva: “Reddito lordo, avanti così”. Sebbene possa apparire molto banale, questa frase racchiudeva in sé tutta la mostruosa idea Tremontiana: trasformare i redditi in redditi completamente lordi.
-          
    - Se non puoi abbateve un nemico, passa dalla sua pavte. Sacvo cuove di Gesù pevdona i mezzi con cui conduco il tuo popolo alla salvezza delle anime.


Una volta alzatosi dall’inginocchiatoio, tornava allo specchio summenzionato.
-          
      - Dici a me? Hai fatto lo scontvino?


*Il gesso tradizionale, che Tremonti preferisce di gran lunga a quello in carbonato di calcio, solitamente utilizzato dal suo professore di economia generale all’università, che all’esame gli mise 29, per andargli in culo.

Andreaseperso


venerdì 19 agosto 2011

Tremonti, Scontrino di Dio.


Capitolo primo, la folgorazione.


Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia e delle Finanze, è in un periodo di crisi depressiva, stress, caldo psicologico che non lo abbandona neanche in altura o in quelle serate in cui cerca di rinfrescarsi con una coca-cola, magari sorseggiandola insieme ai suoi vecchi amici della lega nord, magari nel giorno del suo compleanno. No, questo caldo psicosomatico proprio non lo abbandona ed anzi lo cucina pian piano come fosse una pietanza di quelle che si conservano per giorni proprio in virtù del processo di lunga cottura, come il pane di Altamura. Una crosta fuori, a rafforzare le apparenze, di un uomo ormai ammorbidito da tutto l’acido che gli si è gettato addosso. Da tutti.

La coca cola non aiuta.

La crisi economica, di borsa, dei mercati, delle banche, non è cosa da poco. Non c’è da preoccuparsi, tuttavia, poiché i telegiornali ed il servizio pubblico tendono a non spiegare al popolino cosa effettivamente significhino le oscillazioni dello spread, i titoli di stato, i cinesi che si incazzano. Lasciano che ognuno nel suo piccolo pensi che prima o poi lo stesso TG trasmetterà la seguente frase, in questo preciso ordine: “L’economia è in ripresa, lo dice l’xxxxxxxx” dove al posto di xxxxxxxx ci sarà ISTAT o qualche altro Istituto di Studio per le Tarantelle a Taranto. Quel giorno, al TG1, ci sarà quel conduttore sulla cinquantina, per niente rassicurante e con una voce inadatta ad uno che dovrebbe fare quel mestiere, in quanto esilarante e più adatta alla presentazione di uno di quei tanti premi che assegnano nelle serate estive sulla stessa RAI, come Castrocaro ed altri premi per le proprie raccomandazioni.

E’ in questo contesto, di disinformazione e rincoglionimento, che Tremonti prova questo caldo. E’ accaduto proprio in una di queste notti che Tremonti, svegliandosi di soprassalto per aver sognato di aver perso l’ennesima volta al videopoker, ha pensato alla parola “flagellazione”. Giulio aveva pensato di auto-punirsi senza una motivazione razionale.

Preso da questo pensiero e questa voglia auto-punitivo-distruttiva,Tremonti ha avuto la sua personale (forse) illuminazione: auto-flagellare il paese intero. Alla fine, ha pensato, se c’è la crisi è colpa di tutti, evasori, mafiosi, politici, scioperai ed anche della gente per bene, magari con stipendio mediamente basso, per via della loro incapacità auto difensiva (da leggersi sia come non capacità ad auto-difendersi, sia come autodifesa nella propria incapacità, in controtendenza alla logica). E’ colpa di tutti, ha pensato, è colpa di tutti.
Ad un tratto, il caldo psicosomatico di Giulio si è condensato in una fiammella spirituale, illuminandogli  lo spirito e innalzandolo ad un livello di sovracoscienza in cui ha finalmente capito di essere stato mandato da Dio stesso, a far da cilicio sociale, a far pagare tutti, per tutto.

Così, Tremonti, scontrino di Dio, ha iniziato il suo viaggio spirituale fatto di visioni nell’aldilà dell’umano fisco. In bilico tra le due dimensioni, Giulio subisce involontariamente delle illuminazioni che per sua personale convinzione lo porteranno a salvare il paese, non dalla crisi, ma dai suoi uomini troppo vogliosi di evadere le tasse ma anche da quelli ossessivamente desiderosi di risparmiare. Proprio per questi ultimi, Giulio ha potuto apprezzare una geniale trovata del supremo contabile:

-In Paradiso-
Chiuso per mancato pagamento delle Indulgenze.

Tremonti, scontrino di Dio, aveva soltanto da imparare, praticando in fretta e senza troppo pensare.

Andreaseperso